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Un pò di treppiedi e teste – Marco Equitani Nature and Weather Photography

Un pò di treppiedi e teste

Eddy9000 / Senza categoria / / 0 Comments / Like this

Volevo fare oggi una brevissima carrellata di alcuni oggetti fondamentali in fotografia, come treppiedi e teste.
In questi anni ho avuto modo di provarne svariati, anche di alcuni amici, ma mi soffermerò su quelli che usso attualmente e che per il tipo di foto che faccio sono, a mio avviso, l’ideale.
La scelta di treppiedi e teste dipende da diverse cose, il tipo di fotografia, il carico da sopportare, la facilità di trasporto, viaggi e anche il tipo di setup di scatto: quest’ultima cosa può sembrare strana, la vedremo meglio dipo parlando del Gitzo.

Partiamo subito dai treppiedi che possiedo, un Gitzo Basalt 3830 e un Benro A2580T, il primo lo considero il top per ogni tipo di foto, il secondo lo considero ottimo come treppiedi solido e leggero da viaggio:

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Il Gitzo Basalt 3830, quello a sinistra, è un treppiedi fantastico, realizzato interamente in fibra di Basalto (illustrerò brevemente dopo di che tipo di fibre si tratta), quindi decisamente più leggero rispetto all’alluminio classico, e un pelino più pesante rispetto al modello in fibra di Carbonio, pesa infatti 2,7Kg ma ha un altezza massima di 165cm e un carico massimo di 15kg (o superiore), ma a differenza del Carbonio costa decisamente meno, ha una maggiore stabilità termica e i carichi sopportabili sono più o meno identici; è dotato di una colonna contrale di circa 30cm che può essere inverita, permettendo di collegare la testa dalla parte opposta e portare la fotocamera anche in prossimità del suolo per scatti particolari e ricercati, le gambe possono inclinarsi fino a raggiungere il suolo con un’appertura di quasi 180° garantitaanche dal fatto che la colonna centrale può essere rimossa.
I compositi fibrorinforzati con fibre di Basalto sono in continua evoluzione e stanno prendendo molto piede negli ultimi anni in quanto hanno caratteristiche simili a quelle delle fibre di Amianto, ma a diffrenza di quest’ultime non possono essere respirate, hanno eccellenti prorietà meccaniche, hanno elevati carichi di rottura, elevata tenacità, hanno bassissima conducibilità elettrica e termica, resistono bene ad ambienti acidi o basici e non sono soggetti a idrolisi, e proprio per queste caratteristiche molti settori di ingegneria avanzata stanno sfruttando questo composito, e molte delle caratteristiche citate sono riscontrabili anche dal fotografo che usa il treppiedi sul campo e si rende conto delle sue effettive capacità.
Inizialmente possedevo un Manfrotto in alluminio, non ricordo il modello preciso, mi capitavam che durante una sessione macro, con D3s e Sigma 180mm f/3.5 Macro, in alcune condizioni c’era sempre la presenza di micromosso, che però spariva abbassando i tempi di scatto e si attenuava impostanzo l’alzo-specchio con scatto posticipato; appoggiando la reflex su una superficie piana e scattando il problema non si presentava, quindi doveva necessariamente trattarsi di microvibrazioni che il treppiedi e la testa non riuscivano a smorzare e su tempi relativamente lunghi e a spinti ingradimenti macro si facevano notare con del micromosso, cambiando testa e treppiedi, provandoli separatamente, mi sono sempre di più avvicinato alla perfezione, l’accoppiata Gitzo Basalt 3830 e la testa Manfrotto 405 è semplicemente perfetta per ogni situazione.

Il Benro A2580T è arrivato di recente, considerando il mio imminente viaggio in USA a caccia di temporali e tornado nel Mid West, mi occorre un treppiedi solido, leggero, e possibilmente non di Carbonio (meglio evitare di essere folgorati alla prima uscita da qualche fulmine, il Carbonio infatti è un ottimo conduttore elettrico!), così ho iniziato a testare diversi treppiedi, e quello che mi ha dato più fiducia è proprio questo (a destra nella foto), leggerissimo pesa 1,8Kg, alto 53cm chiuso e senza testa con la sua sacca entra perfettamente in una valiagia di medie dimensioni (in diagonale sta anche in una valigia molto più piccola), ha tre tubi coassiali per raggiungere un’altezza massima di 165cm e può reggere un carico di 12Kg; anche in questo caso la colonna centra ha una estensione di circa 30cm e può essere invertita, sia il sistema di allungamento che di angolazione delle gambe è identica al Gitzo G-Lock, quindi rapidissima e silenziosissima (non ci sono meccanismi a scatto, ma solo a vite).
Ho fatto diversi test, è veramente una gioia da trasportare, molto robusto, ottimo comportamento sotto vibrazioni forzate, sicuramente sulle macro è di gran lunga preferibile il Gitzo con testa Manfrotto, ma per foto paesaggistiche da realizzare con lenti wide e ultra-wide è veramente un ottimo prodotto, e se la testa lo consente può caricare tranquillamente anche un 300mm f/2.8 o essere munito di piastra doppia per alloggiare due fotocamere in parallelo o una reflex e una videocamera di medie dimensioni; è dotato inoltra di un’impugnatura in spunga su una delle tre gambe, che consente una presa sicura e funge anche da isolante termico nel caso in cui sia troppo caldo o troppo freddo per l’alluminio del treppiedi.

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Passiamo ora alle teste a sfera che utilizzo più di tutti, sono due Benro, la N2 e la B0, la B0 come per l’A2580T è un recente acquisto “da viaggio” ma non solo, mentre l’atra N2 molto più robusta l’ho accoppiata molto bene allo Slider One della Shootools con cui sto realizzando scatto dopo scatto un piccolo poggettno timelapse sul lago di Bolsena, ma essendo al primo tentativo è ancora presto parlarne.
La Benro N2 è una testa molto semplice, è alta ottimo quindi per posizionarsi allo stesso livello del motore sullo slider, ha una manopola di frizione e una di sblocco che agisce contemporaneamente sulla sfera e sulla rotazione della base, un pò diciamo i comandi standard di una ballhead.
Utilizza piastre con sistema QR (Quick Release), sono sempre a sgancio rapido con due viti di sicurezza (che per esigenze personali ho tolto!) ma sono diverse ad esempio da quelle Manfrotto, dallo foto si comprende bene come funziona l’attacco.
La N2 è in lega di alluminio, non è troppo leggera, infatti pesa circa 400gr ma è anche robusta e da sicurezza, è alta 99mm e larga 44mm, la cosa interessante è che può facilmente caricare fino a 12Kg di carico, io personalmente l’ho testata con il Nikkor 300mm f/2.8 VRI e D3s e devo dire che si è comportata ottimamente, la utilizzo principalmente sullo slider per la sua altezza – come detto – e per il fatto di essere molto solida e con ottima capacità di smorzare le vibrazioni, utili su uno slider in movimento.

La Benro B0 invece è una testa compatta, piccina e molto leggera, ma molto “aggressiva”: dalle dimenzioni sembrerebbe una testa da pochi euro e adatta ad una compattina da 100gr, ma invece non è così: pur con dimensioni ridotte, è uguale alla N2 in altezza, e riesce a sopportare un carico di 8Kg senza il minimo problema, anche questo caso ho testato la D800E con il Nikkor 70-200mm f/2.8 VRII con TC-2E III senza nessun tipo di probelma, e soprattutto è stabilissima anche con elevati angoli di inclinazioni per scatti ultriwide alla volta celeste.
Stesso attacco QR della N2 (cambiano solo le dimensioni, PU-50 e PU-60), ma interessante è il sistema di manopole ed è proprio per questo che la ho acquistata: la B0 ha tre controlli, quella grande è la frizione che consiglio di tenere sempre dura, l’altro comando è quello della sfera e il terzo è quello della rotazione della base che, a differenza della N2, è indipendente e quindi è ottima per foto panoramiche perchè possimao ruotare la base della testa senza sbloccare la sfera, e soprattutto la base ha una fessura sulla quale possiamo leggere i gradi di rotazione quindi possiamo fare scatti pano estremamente precisi e calcolati.
Pesa meno 300gr, piccolissima e maledettamente solida e stabile, ottima quindi per un viaggio dove peso e posto nel bagaglio sono le prime cose da tenere in considerazione.

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Le altre due teste che uso continuamente sono la Manfrotto 405 a cremagliera e la Manfrotto 327RC2 a joystick, sono teste molto più professionali e perfomanti, le ho prese per due diversi utilizzi, ora vi spiego il motivo.
Cominciano dal joysitck: le teste a joystick ballhead sono notoriamente comode, permettono ampi movimenti, angoli notevoli e rapidità di utilizzo, quindi per scatti paesaggistici, ritratti, scatti urbani e anche naturalistici con poco carico sono una scelta azzeccata.
La Manfrotto produe quattro modelli, la 324 con portata di circa 3Kg, la 237 con portata di 5,5Kg, la 322 con portata di 5Kg e la 222 che porta 2,5Kg circa: le prime due sono nuove (una è la mia) sono uguali ma cambia la portata, la terza è il vecchio modello mentre l’ultimo è un modello particolare che invece di stare orizzontale è verticale con l’attacco sulla cima, quindi un joystick a tutti gli effetti, peccato che carica poco peso!
La praticità della 327RC2 è incredibile e anche la sua robustezza e tenuta non sono da meno, testata anche con 70-200mm f/2.8 mantiene la posizione anche con angolo di 90° verso l’alto, perfetta e stabile quindi in ogni situazione; il peso è di circa 600 grammi.
Ha una pecca, che in realtà non è una pecca…in orizzontale si inclina a sinistra fino a 90° circa e a destra di qualche grado (10°-20°) questo per mettere la foto in piano nel caso il treppiedi non lo fosse, ma mettendo in piano il treppiedi con la bolla possiamo facilamente mettere in piano anche la testa, se però vogliamo fare delle panoramiche la cosa si complica e si perde molto tempo per mettere sempre in bolla, se ci mettiamo sopra una telecamera o una GoPro la cosa è molto visibile e fastidiosa perchè si tende a perdere il piano: io ho risolto mettendo due viti in plastica da modellismo nelle filettature sottostanti, queste ultime servono a invertire la testa per i mancini, ma con due viti regolate al punto giusto si può avere, inclinando tutto a destra, la testa sempre in piano quindi dobbiamo se la giriamo dobbiamo preoccuparti solo di ruotarla e non di guardare il piano, ovviamente presupponendo però che il treppiedi sia in bolla perfetta, altrimenti dovremme poi “spianare” il tutto in postoproduzione.

Parlando della Manfrotto 405 posso racchiudere tutto in una sola parola: superlativa!
Ho acquistato questa testa, insieme al Gitzo 3830, esclusivamente per foto macro ma devo dire che si utilizza bene anche in altre situazioni più semplici da gestire, come paesaggistica e foto di interni.
La 405 è una testa “enorme”, molto grande e infatti monta la piastra 410PL (non la 200PL-14 della 327RC2) con viti di passo 1/4″ e 3/8″, peso che supera 1,5Kg ma con una capacità di carico di 7,5Kg anche se non consigliabile io sono andato anche oltre, usando una piastra doppia alla quale ho montato due reflex e con lenti, ma ha fatto il suo lavoro in maniera strepitosa, nonostante anche l’altezza di 16cm.Ha tre manopole per ogni asse, ognuna delle quali è doppia, la più piccola è a rotazione continua, l’altra è bloccata invece e sbloccandola permette movimenti ultrarapidi come se stessimo usando quella a joystick appena viene rilasciata si blocca e si possono fare le correzioni più sottili con la manopola micrometrica: le due manopole sono ben visibili anche in foto, quella micrometrica è in gomma ma dalla foto sembra spugnosa, mentre quella rapida ha linee radiali ed è più grandi.
Per ogni asse ci sta una scala graduata così da fare dei posizionamenti perfetti, e inoltre sbloccando e muovendo indipendentemente ogni asse le panoramiche non sono un problema.
Questa testa ha un problema, anzi due: il primo è il peso, è grnade e pesante per un viaggio, e anche in un escursione a piedi dopo un pò stanca portarsi dietro tanta zavorra, però certo la sua eccezzionale qualità, meccanica e stabilità ripagano tutto, mentre la seconda cosa negativa (ma solo per modo di dire) sono le piastre, che essendo diverse dalle classiche piastre per teste standard, se si dovesse perdere o comprarne una seconda costa un pò di più e non è sempre semplice trovarla in commerci.
Ad ogni modo, per foto macro, da studio e paesaggistiche questa non è semplicemente una buona testa, questa è “La Testa” perchè il top in ogni suo aspetto e sicuramente è un proddo dalla durata “lifetime” perchè è cosi robusta e così ben progettata che che anche cadendo da un palazzo di 10 piani potrebbe fare ancora perfettamente il suo lavoro…scherzo, questo magari è bene non farlo come test!

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