Tornado Alley – Parte V

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Tornado Alley – Parte V

Ed eccoci di nuovo qua’ , come ogni anno, a scrivere un breve articolo ad un mese esatto dalla partenza verso le Grandi Pianure degli Stati Uniti.
Sono ormai cinque anni che nel mese di Maggio ho questo appuntamento fisso con le sterminate pianure americane, le Great Plains!
La stragrande maggioranza delle persone che hanno visitato gli Stati Uniti non credo si siano mai soffermati nelle Plains, se non per quel tratto di Route 66 che gli ha concesso di visitare parte del Oklahoma e del Texas per entrare poi in new Mexico e così via.
Ma le Grandi Pianure non sono solo la Route 66, storicamente sono state i territori selvaggi e inesplorati dell’ovest che venivano piano piano scoperti dai coloni, dagli esploratori e da tutti coloro che stufi di tasse e permessi per vivere nelle città, rischiavano la propria vita pur di conquistarsi la libertà a nel selvaggio ovest e aprire le rotte per la costa del Pacifico.
Da sempre però questa fascia di terra che si estende dal Texas al confine col Canada e dalle Montagne Rocciose fino al fiume Mississippi è nota come Tornado Alley, il luogo del pianeta dove troviamo in assoluto il più alto numero di tornado!
Questo è il motivo che ci spinge ad visitare questi luoghi così fuori dal comune, per godere a pieno della potenza della natura, che qui si esprime al suo massimo.
Purtroppo in Italia, e forse anche in Europa, questo genere di attività – la caccia ai temporali – nota come stormchasing, viene vista sempre come una cosa inutile e di poco conto, ma non è così invece per il popolo americano che considera questa attività fondamentale e i cacciatori godono quasi dello stesso rispetto delle forze dell’ordine, o molte volte capita che siano proprio le forze dell’ordine a chiedere consigli ai cacciatori di temporali riguardo la situazione meteo, già a noi per esempio è capitato spesso; questo tanto per far capire quanto è indietro chi dei nostri connazionali considera (stupidamente!) questa cosa come una perdita di tempo, senza contare che poi alla fine le passioni non sono mai una perdita di tempo, quindi sebbene noi non siamo americani, ci piace questo genere di attività a diretto contatto con la natura che credo non smetteremo mai di praticare.

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Molto spesso poi la critica non viene fatta solo perché si pratica questo genere di attività, ma viene criticato anche il fatto che molti stormchaser – tra cui noi – gioiscono alla vista di violenti tornado o temporali piuttosto intensi, sostenendo che gioiamo delle disgrazie altrui; purtroppo però questi commenti da social sono molto lontani dalla verità, prima di tutto infatti dobbiamo considerare la densità di popolazione delle Plains che, come vediamo dalla mappa sopra, è decisamente molto bassa, quindi la stragrande maggioranza di questi fenomeni si sviluppa in campi aperti lontano dai centri abitati (discorso diverso per quel che riguarda la Dixie Alley, più a est!) e poi il nostro gioire non è dato per effetti devastanti del tornado, ma solo per aver indovinato quello che noi chiamiamo il target, ossia essere nel posto giusto al momento giusto.

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Fare le previsioni senza sbagliare è estremamente complesso, anche i cacciatori esperti spesso falliscono, quindi quando si fa la scelta giusta è ovvio essere in qualche modo soddisfatti, il tornado si sarebbe manifestato in ogni caso, con o senza la nostra presenza; ovviamente noi tutti speriamo che questi fenomeni non rechino danni a persone o cose, in caso contrario il nostro atteggiamento è decisamente diverso; la cosa che più mi stupisce è che a sentirsi offesi da questo nostro comportamento sono soltanto gli italiani, gli americani ti salutano e ti ringraziano anche dopo un eventuale disastro!
Fare correttamente il target è molto difficile per una serie di ragioni: la prima è che la Tornado Alley è estremamente vasta, quelli che su Google Maps sembrano due punti vicini in realtà magari si trovano a tre ore di macchina su strade con rigidi limiti di velocità, quindi sbagliare il target già di cinquanta miglia significa arrivare probabilmente in ritardo, la seconda è che non si forma quasi mai un unico temporale, spesso su una linea secca, la dry line, se ne formano a decine e noi dobbiamo riuscire a trovare la cella giusta ancora prima che questa si sia formata; sommando questi due fattori si può facilmente intuire quanto fare una previsione basandoci su un’infinità di modelli matematici possa essere difficile.

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Un altro fattore da tenere in considerazione è la probabilità che si formi effettivamente un tornado: perchè ci sia un tornado occorre essere in presenza di una supercella, ossia una cella temporalesca dodata di un updraft rotante, cosa non proprio facile, infatti volendo usare dei numeri, possiamo dire che indicativamente su diecimila celle temporalesche in tutto il mondo solo una o due evolvono in supercella e più o meno solo una supercella su dieci, o al massimo una su cinque, produrrà un tornado…basta fare due conti per capire che se in quindici giorni si riesce a vedere un solo tornado è già un enorme successo!
Quest’anno sembra che potremmo essere gli unici italiani in suolo statunitense a cacciare temporali, questo per noi è da un lato un dispiacere perché non potremmo incontrare dei vecchi amici, come Andrea Griffa e Fabio Clock Clocchiatti, ma da un lato anche un motivo di orgoglio perché nella vasta comunità di cacciatori americana, siamo l’unica squadra a rappresentare la nostra nazione.
Oltre a centinaia di cacciatori americani che saranno sicuramente presenti come ogni anno, speriamo di ritrovare e incontrare le due squadre di Francesi, il team di Basile Docournau e il team dei Chronique Chaotique, la squadra tedesca di Marco Rank con i sui amici e altri amici cacciatori europei che si muovono da soli last minute, come Dean Gill e Marko Korosec.

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Per noi questo sarà anche un anno speciale, perché dopo cinque anni consecutivi nelle Plains abbiamo deciso di comune accordo di fare una pausa, di fermarci uno o due anni per dedicarci ad altri viaggi: c’è chi sogna di tornare sulle spiagge dei Caraibi, chi preferisce avventure a caccia dell’aurora boreale in Islanda, chi vorrebbe farsi sia tropici che circolo polare, chi i parchi americani, e così via, quindi sicuramente dovremmo sentire la mancanza delle Plains per qualche anno, questo però non è un addio, ma ovviamente solo un arrivederci, probabilmente al 2020!
Chiaramente, il fatto che questo sia momentaneamente l’ultimo anno fa un po’ sentire la sua pressione, perché sappiamo che dobbiamo ridurre gli errori al minimo e riuscire a fare un target perfetto ogni giorno, sperando ovviamente che Madre Natura ci assista.
L’obiettivo documentario non è abbandonato, ho tantissime clip pronte per essere editate, raccolte nel 2017 ma anche nel 2016, ma mancano ancora due ciliegine sulla torta: un bel tornado ripreso da vicino e un notevole spettacolo elettrico post tramonto, se riuscirò a filmare queste ultime due scene mancanti mi dedicherò poi in inverno a produrre al meglio un video de mettere poi online e far scoprire la magia della Plains anche a chi non c’è mai stato!
A livello di attrezzatura ci sono delle novità, venduta la A7RII, sarà la A7RIII a far coppia con la D4s nelle foto ai temporali e agli sconfinati paesaggi, dal lato video solita FS5 e A7SII – purtroppo la A7SIII ha saltato il NAB2018 quindi credo ormai la vedremo al Photokina 2018, troppo tardi per le Plains! – le due GoPro Hero 5 e 6, un nuovo gimbal della Zhiyun, il Crane 2, che è decisamente un bel gioiellino con tanto di follow focus elettronico appena acquistato, un nuovo treppiedi in carbonio, il Berno Mach3 C28 – da dedicare esclusivamente alle A7RIII – che farà coppia con i due Gitzo in fibra di carbonio e basalto, rispettivamente accoppiati con D4S e FS5, e uno sliderino della Smartsystem, l’Atom 35 con l’aggiunta del binario da 60, comodissimo e portabilissimo slider di soli 600gr circa che sostituirà lo ShooTools in questa stagione solo per questioni di peso, anche se ammetto che poter aver tutti e due i sistemi – a quanto pare i migliori Made in Italy di sempre – è particolarmente piacevole!

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Altri due piccoli acquisti sono stati il Movo Electronic Ball Head Pro MTP-11 e il Rode VideoMic Me: il Movo da usare con la A7RIII in quelle particolari condizioni in cui voglio avere un leggerissimo pan nella sequenza di timelapse che andrò a raccogliere, mentre il Rode lo ho preso per caso dopo aver deciso di fare dei piccoli filmati e delle dirette in auto col cellulare e questo microfono funziona veramente bene.
Ho acquistato online negli Stati Uniti anche un Lightning Trigger professionale che spero mi dia finalmente dei risultati concreti sulle fulminazioni nelle ore diurne perché i vari trigger che ho usato gli anni precedenti, tra cui il Pluto, si sono rivelati disastrosi, quindi questa è la mia ultima speranza prima di rinunciare definitivamente; fotografare i fulmini di notte non è assolutamente un problema, sacrificando qualche scatto che verrà vuoto e armandoci di pazienza con le lunghe esposizioni si possono fotografare dei fulmini meravigliosi, ma durante il giorno è estremamente difficile riuscire a catturarli, per questo tutti gli stormchaser e i fotografi di temporali utilizzano questi strumenti perché sono l’unica chance di portare a casa la foto: sotto vediamo il trigger e un test velocissimo dal balcone di casa fatto pochi giorni fa, per ora i risultati sono ottimi, speriamo quindi di non avere delusioni!

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Un’ultima differenza di questa stagione riguarda le tappe extra-caccia che infatti non ci saranno: di comune accordo abbiamo deciso di non porci delle tappe fisse da fare da in ogni caso, ma di dare priorità assoluta ad ogni singola chance di caccia, solo in caso di day-off prolungato, ossia da tre gironi in poi, valuteremo l’ipotesi di andare a visitare qualche parco nazionale che ancora non abbiamo visto, magari spingendoci a ovest, se invece i day-off saranno limitati a un paio di giorni, ne approfitteremo per dormire fino a tardi la mattina e recuperare un po’ le energie perchè con i nostri ritmi dopo la prima settimana inizia già ad essere impossibile ignorare la stanchezza!
Ad ogni modo, qualora Madre Natura decida di voltarci le spalle, lasciandoci col bel tempo per diversi giorni, le ipotesi più accreditate sono tre, scelte in base a dove ci potremmo trovare: se dovessimo smettere di cacciare in Texas potremmo farci un tour in Nex Mexico, visitare i siti del test nucleare Trinity, scendere fino alle White Sands perse nel 2017 e poi salire fino ad Acoma Pueblo; se invece dovessimo smettere di cacciare nel centro/sud Colorado potremmo con un paio d’ore attraversare le Rockyes e entrare nello Utah per visitare il Canyonlands National Park e il famosissimo Arches National Park che fino ad ora abbiamo sempre sognato di vedere, e chissà, magari rientrare nelle Plains passando di nuovo per la Monument Valley che nel 2016 abbiamo visto di corsa; in fine se dovessimo smettere di cacciare più a nord, ad esempio nell’area Colorado/Kansas/Nebraska, punteremmo ad un bel tour del selvaggio Wyoming arrivando fino alla Devil’s Tower, meta anche questa mancata nel 2017 per questioni di tempo!
La nostra partenza è prevista per il 15 di Maggio, atterreremo a Denver per metà pomeriggio e dopo aver sbrigato le classiche pratiche doganali ci dirigeremo subito al nostro motel di Aurora, che è appena fuori Denver, per risposare subito senza fare troppi chilometri come gli altri anni; ovviamente nel caso in cui per il 16 Maggio è previsto severe in zone non troppo lontane da noi, cambieremo ovviamente il nostro programma per provare a cacciare già dal giorno successivo, anche se la priorità è sistemare l’auto con tutte le attrezzature e avere internet funzionante, solo questo ci darà la chance di cacciare bene.

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Ovviamente, nelle nostre conversazioni quotidiane l’argomento di punta è “Come sarà questa stagione?”
Per ora non possiamo ancora saperlo, al momento il numero di tornado è decisamente sotto media, cosa che invece non è successa lo scorso anno, ma per avere un quadro chiaro della situazione non possiamo contare solo il numero di tornado, quindi una visione puramente statistica, ma bisogna avere una visione più meteorologica!
Guardando solo la statistica, il grafico sotto ci mostra l’andamento annuale di tornado dal 2005 ad oggi, ogni colore è un anno diverso, e analizzando il nero che è l’anno in corso, possiamo vedere come stiamo effettivamente sotto media; dal grafico possiamo vedere, molto approssimativamente, due gruppi, il gruppo di anni con un numero di tornado medio/alto e un gruppo di anni con numero di tornado medio/basso: sembra chiaro che il 2018 non potrà mai finire nel gruppo in alto – a meno di non verificarsi di un outbreak come il 25 Aprile 2011, con oltre 300 tornado in 72 ore – quindi è molto probabile che questo 2018 chiuderà il conteggio dei tornado sotto la media.

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Questo non è un problema in realtà per noi, quello che a noi interessa è come sono in genere le ultime due settimane di Maggio, e per scoprirlo dovremmo andare a vedere come è la derivata delle curve del secondo gruppo nella seconda metà di Maggio: dai grafici possiamo vedere che solo due anni mostrano una derivata – quindi una pendenza – molto bassa, il 2005 e il 2014, dove infatti il numero di tornado è cresciuto ma molto lentamente, il che significa che ci sono stati pochi eventi tornadici e probabilmente anche pochi eventi temporaleschi, mentre tutti gli altri anni, sebbene siano stati sotto media, il numero di tornado è salito velocemente in queste ultime due settimane, quindi a livello statistico possiamo ben sperare…ma non possiamo fare meteorologia con la statistica!
A livello modellistico non possiamo ancora sapere come saranno quei nostri quindici giorni di Plains, ma dai principali indici di teleconnessione, possiamo analizzare come potrebbe evolvere la situazione a lungo termine, chiaramente non parliamo di previsioni, ma solo di possibili scenari, facendo anche un confronto con gli anni precedenti che abbiamo vissuto nelle Plains.
Abituati ormai da diversi a monitorare questi modelli durante queste fasi della stagione, andiamo a vedere subito tre indici fondamentali, El Nino Southern Oscillation (ENSO), poi il Pacific Decadal Oscillation (PDO) e l’Atlantic Multidecal Oscillation (AMO).
Controllando questi indici su vari siti online, possiamo notare come l’ENSO previsto va verso una direzione di neutralità, una condizione quindi in cui non ci troviamo di fronte na davanti a El Nino e ne davanti La Nina, questa condizione è denominata La Nada che, non causando anomalie termiche ne positive ne negative, lascia spazio quindi ad una condizione primaverile classica.
Analizzando invece l’AMO, vediamo che è molto positiva al momento, tutto l’Oceano Altlantico e il Golfo del Messico hanno colorazioni giallo/rosse e questo quadro, come confermato anche da alcune recenti ricerche, è spesso causa di siccità nel midwest e negli stati del sud/est degli Stati Uniti, cosa quindi decisamente non buona per noi.
Per quanto riguarda la PDO anche qui’ riscontriamo una condizione di neutralità, sebbene nei mesi più freddi di questo inverno abbiamo avuto valori positivi che hanno contribuito alla siccittà della California, ora stiamo invece passando a valori appena negativi e questo è confermato dal raffreddamento delle acque lungo la costa nord-americana del Pacifico, fortunatamente però Golfo sembra pendere per anomalie si SST positive quindi almeno una cosa di buono in questi indici ci sta!

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Mettendo ora insieme questi indici vediamo che l’ENSO negativo quasi neutro non dovrebbe creare troppi problemi, di solito con ENSO inferiore a -0.5 (quindi La Nina) la stagione dei tornado sembra anticipata, un po’ precoce rispetto al solito, favorendo anche outbreak fuori stagione (Febbraio 2008), mentre un ENSO superiore a +0.5 (El Nino) è un po’ l’esatto opposto, dal grafico sotto possiamo vedere meglio: alla fine il grafico ci mostra un dato già noto, ossia che l’apice della stagione dei tornado si raggiunge nel mese di Maggio, gli effetti di un forte El Nino si vedono con la traslazione di una tornado season più forte nei mesi di Maggio/Giugno e una second season più accesa a Novembre, mentre con una La Nina forte il tutto è anticipato a di poco meno di un mese, ma ad ogni modo il mese di maggio resta sempre la tornado factory per eccellenza, e questo si nota (statisticamente parlando) anche dal grafico dell’Anual Tornado Trend qualche riga sopra, dove la derivata di ogni curva nel mese di Maggio ha un repentino aumento di pendenza, come già sottolineato.

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Il problema invece sono i due indici AMO e PDO che non lasciano presagire nulla di buono in termini di siccità, come infatti si evince dalla carta sotto a sinistra, dove vediamo che parte della Tornado Alley risulta in condizioni di siccità o di neutraliltà, e parliamo di carte trimestrali, con temperature invece – guardando la carta a destra – più alte della norma anche di molto negli stati del sud, il che amplifica il problema della siccità, quindi non è da escludere che nei prossimi mesi sulla pagina si SPC, lo Storm Prediction Center, vedremmo più allerte per incendi che per severe weather.

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Queste previsioni, qualora avessero anche riscontri reali tra un mese, potrebbero avere serie conseguenze sulla stagione dei tornado nella Alley, soprattutto la siccità: la siccità infatti favorisce temperature più alte e riduce notevolmente l’umidità creando un grande deficit di dew point, con conseguente LCL più alta e condensazione della rotazione fino a terra seriamente compromessa.
La siccità è un fattore molto importante da considerare, infatti il 2014, stagione molto secca e con un inverno decisamente rigido, ha fatto contare un numero di tornado tra i più bassi degli ultimi 20 anni e noi, alla nostra prima esperienza di caccia nelle Plains, ci abbiamo fatto i conti: ci furono degli episodi di caccia interessanti, sia in Colorado che in Texas, ma alla fine si trattava di una corsa disperata inseguendo una goccia freccia andata in cut-off che per fortuna è durata 4/5 giorni, altrimenti non avremmo visto nemmeno un temporale degno di nota!

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Dalla carta sopra vediamo appunto i livelli di siccità attuali, aggiornati a Marzo 2018, negli Stati Uniti e vediamo come gli stati centrali siano veramente così a corto d’acqua, e come possiamo vedere dalla cartine in piccolo sotto, c’è una sorta di analogia tra 2014 e 2015, che sono gli anni dove noi abbiamo cacciato meno di tutti e dove il numero di tornado è stato sotto la media, anche se nel 2015 con un centinaio di tornado sopra all’anno precedente; inutile dire che in questi quattro anni passati, il 2016 è stato il migliore: El Nino molto forte, anomalie di precipitazioni positive, anomalie di SST nel Golfo positive ecc…solo coincidenze?!
Difficile dire quindi come sarà questa stagione, sicuramente non sarà brillante, per non dire che sarà sicuramente bruttina, a noi interessano però le ultime due settimane di Maggio e quest’analisi fatta sopra non significa niente tornado, significa solo che ci saranno meno probabilità e quindi più più alto il rischio di tornare a casa a mani vuote, perchè la stagione tornadica è comunque lunga e due settimane sono relativamente poche, basta veramente poco per non vedere niente.

Quello che mi aspetto io appena sceso dal nostro aereo?! Direi che è molto semplice: situazione meteo stabile al nostro arrivo, una piccola saccatura ha interessato le Grandi Pianure nei giorni scorsi ed ora si è ritirata verso n/e, cosa che ci permette di dirigerci subito verso nord, mentre per il 18 Maggio, quando ritorneremo nelle Central Plains, una bella saccatura che nei giorni precedenti ha fatto capolino dalla British Columbia è entrata ora con prepotenza nelle Plains, infatti SPC ha già piazzato come primo giorno di severe una bella area di Enhanced Risk in tutto il s/e Colorado e w/Kansas, e dai modelli vediamo dei valori ottimi di dew point , wind shear e una dryline ben definita con ottima convergenza al suolo, terreno quindi fertile per celle tornadiche isolate!

Lo so, ho scritto le stesse cose sia nel 2016 che nel 2017, ma perché interrompere la tradizione proprio ora?!

The last but not the least, voglio ricordare che a supportare e condividere la nostra esperienza ci sarà di nuovo il portale 3BMeteo, colgo quindi l’occasione per ringraziare il nostro amico Paolo Corazzon – che abbiamo avuto il piacere di conoscere di persona nel 2014 e nel 2015 – e tutta la Direzione di 3BMeteo, che ogni anno seguono con interesse la nostra attività in terra americana…Paolo ha detto che ci seguono anche con un po’ di invidia, un po’ lo comprendo, il prossimo anno saremmo anche noi invidiosi di chi si troverà a caccia nelle Plains!

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Da sinistra a destra: Marco Zinelli, Alessandro Dondi, Alessandro Favretti, Marco Equitani e Stefano Piasentin

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